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BETTER BY CHANGE - THE CHALLENGE

Superare il "non posso farlo" grazie agli atleti paralimpici di Briantea 84

1 giornata d'aula
+
1/2 giornata sul campo con gli atleti di Briantea84

 

Un'esperienza formativa che è

  • un invito a cambiare, a dare sempre il meglio di sé
  • lo stimolo ad assumere in prima persona la guida e la responsabilità della propria vita, lavorativa e non
  • un metodo per costruire i propri successi, superando ostacoli, con determinazione
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07 / 09 / 2018

...perché la formazione non è solo teoria

Parte 2°

La metafora degli occhiali

Sicuramente tanti di voi hanno letto, o almeno visto il film tratto dall’omonimo romanzo, "Il nome della rosa" di Umberto Eco. Il protagonista, Guglielmo da Baskerville è un eruditissimo frate francescano.  

Nel novembre del 1327 Guglielmo arriva in una ricca abbazia in Italia per svolgere un delicato incarico diplomatico.

Dopo il suo arrivo, l'abbazia viene sconvolta da una serie di morti inspiegabili e l’Abate affida a Guglielmo l’incarico di far luce su queste morti. In una delle scene più emblematiche Guglielmo, per riuscire a leggere un libro al lume di una candela, estrae dal saio un grosso paio di occhiali, cioè due lenti piuttosto rudimentali tenute insieme da una rozza montatura, che sembrano due lenti d’ingrandimento… 

Non è un caso che Umberto Eco decida di munire il protagonista del suo romanzo di uno dei primi paia di occhiali in circolazione nel medioevo: Guglielmo privilegia la razionalità al pregiudizio, ha una mente analitica, osserva la realtà, cerca prove, indaga, vuole capire e non si affida alle apparenze o alla mentalità prevalente della sua epoca.

 

Molti secoli sono passati dal medioevo de Il nome della rosa, eppure possedere un buon paio di occhiali può essere molto utile per una persona che vuole capire la realtà che lo circonda. 

 

La formazione può essere paragonata ad un negozio di ottica, il formatore al nostro ottico di fiducia

La formazione può essere paragonata ad un negozio di ottica, dove entriamo per trovare gli occhiali. Ci sono diverse tipologie di lenti fra cui scegliere a seconda del problema che dobbiamo risolvere.

Il formatore è un po’ come l’ottico, che ci aiuta, ci guida e consiglia nella scelta.

Le lenti sono i modelli comportamentali che ci spiega, mostrandoci vantaggi e limiti: non tutte le lenti vanno bene, non tutti i modelli possono aiutarci in ogni situazione.

 

I modelli sono lenti attraverso le quali guardare la nostra realtà

“I modelli allora possono essere paragonati a lenti, attraverso le quali guardiamo il nostro mondo; lenti che ci aiutano a metterlo a fuoco, a cogliere particolari che non sarebbero visibili ad occhio nudo, lenti che ci permettono di ripararci dalla luce abbagliante dei nostri preconcetti e pregiudizi. 

A noi la capacità di capire quando arriva il momento di inforcare gli occhiali: quando la nostra esperienza e le nostre abitudini iniziano a non essere più sufficienti a dare risultati soddisfacenti dobbiamo essere capaci di andare oltre, di cambiare, e in quel momento avere a disposizione un paio di occhiali con molte lenti fra le quali scegliere può aiutarci ad aprirci al nuovo e a non rimanere arroccati al “ho sempre fatto così”.

I cambiamenti si affrontano con la volontà certamente, ma anche sapendo dove andare, chiarendoci le nostre mete, e analizzando la realtà: qual è l’obiettivo e che cosa dobbiamo cambiare.

A seconda della situazione potranno servirci lenti differenti per fare ciò: da miope per vedere lontano, da astigmatico per non deformare la realtà e centrare le nostre visioni, da ipermetrope per cogliere i particolari, da presbite per non irrigidirci su vecchie posizioni ormai superate, da sole per ripararci da luci abbaglianti e fuorvianti, a specchio per nasconderci e tutelarci in alcune circostanze”.* *(da A. Costa – T. Botteri “I cinque cerchi della leadership” Etas)